Federico Tondelli

Fero.
Qualcuno ha iniziato a chiamarlo così in reparto per prenderlo in giro, era diventato uno scherzo, poi col tempo ci siamo abituati un po' tutti e alla fine si è affezionato anche lui al nuovo soprannome, perché negli ultimi tempi si firmava così.
I primi ricordi che ho di lui risalgono ai tempi dell'asilo, ci trovavamo sempre in edicola dopo la Messa con le nostre mamme, non ci perdevamo neanche un numero dell'enciclopedia illustrata sul corpo umano... io volevo già diventare un dottore, lui non lo so, ma probabilmente stava già coltivando l'attitudine a fare il saputello!
Gli ultimi ricordi invece sono quelli della mia partenza, lui aveva fatto del suo meglio per rendere il momento più divertente con qualche scenetta improvvisata... eravamo a Sorbara davanti al fuoco dietro la sede, la notte di Natale, l'ultima che abbiamo passato insieme quaggiù, prima che la vera partenza la prendesse lui.
Il suo ricordo più profondo e personale rimane la lettera che mi ha scritto proprio per la mia partenza; l'ultimo ricordo in assoluto, piacevole e tragico allo stesso tempo, una birra bevuta in un locale con lui e gli altri miei migliori amici.
Per presentarlo nel modo più onesto e veritiero non ci sono parole migliori di quelle che ha lasciato lui stesso, e che voi tutti ormai conoscete.
Ha ancora tante cose da insegnarmi da lassù, ma devo dire che molte con le buone o con le cattive me le ha già fatte imparare.

Grazie Fero per la tua amicizia sincera, preziosa, profonda, genuina, forte, vera, importante proprio perché scomoda, a volte difficile da apprezzare solo perché avevi capito certe cose prima di me e me le facevi pesare.
Sono arrivato a considerarti antipatico in certe occasioni, ma poi ho capito che rischiavi di risultare antipatico solo per il mio bene, perché mi volevi molto bene, come te ne ho sempre voluto anch'io.
Non vedo l'ora di riabbracciarti, mi manchi tanto... un giorno lo farò!
Ho voglia di tornare a prenderti in giro per le tue ciocche di capelli bianchi, per la tua andatura a piedi piatti, per la tua erre moscia... ho voglia di camminare ancora di fianco a te su qualche sentiero di montagna, così fai vedere anche a me quelle vesciche enormi che ti erano venute nella tua route di Soviore, la tua Route con la R maiuscola! Sono ancora pentito di non essere venuto con te, è stato davvero un peccato... se mi sono pentito però è tutto merito tuo!
Grazie ancora per l'amicizia che mi hai donato,
grazie Gufetto Sapiente, grazie fero!

Buona Strada a te nei cieli e a me sulla terra

Castoro Meditabondo
    Filippo Barbi di Sorbara

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Lo scautismo entra dalle scarpe


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